mercoledì 4 giugno 2008

Qualche riflessione a fine primarie...

Pfff, che stanchezza.

Sono rimasto sveglio per vedere su CNN i risultati delle ultime primarie americane.

Ovviamente, delle primarie repubblicane non si è per niente discusso. Figuriamoci, per un network televisivo medio l'ipotesi di pronunciare il nome di Ron Paul farà tremare lo stomaco, ma soprattutto la coscienza, di qualche dirigente cosiccome i loro giornalisti quasi tutti abituati a concentrarsi su scemenze e tafferugli politici anziché su temi sostanziosi. Su CNN dunque, pareva che esistesse solo il partito democratico.

Comunque, stamane su DailyPaul ho scoperto che Ron ha fatto il 15% nel South Dakota ed il 12 % nel New Mexico. Peccato, speravo in un piccolo miracolo, un risultato di almeno un quarto dei voti oppure, perchè no, un bel 30% !

Ma ritorniamo al dunque.

È stato interessante ieri notte, anzi, stamane, vedere gli speech di McCain, Clinton e Obama, che si susseguivano precisi come un orologio svizzero, nonostante i tre si trovassero in luoghi differenti.

I discorsi di McCain, Clinton e Obama

McCain riciclava tante frasi di Obama, parlava lento come la quaresima, in più faceva troppe pause e si esibiva in risate/smorfie orrende dopo ogni pugnalata verbale a Obama. Insomma, mi ha fatto un’impressione orribile. Dulcis in fundo, o meglio, amaris in fundo, nella sala dove parlava, non c’erano più di 100 persone... della quale almeno la metà si stava stufando a morte.

La Clinton è stata molto eloquente ed ha veramente entusiasmato la folla. Non ha dimostrato alcuna voglia di voler mollare, il che sicuramente farà arrabbiare tanti democratici e soprattutto i leader del partito. C’è da dire che si è comunque messa in discussione con i membri del suo staff, ed anche con altri ha dialogato su come proseguire. In effetti allora, un po` ha conceduto sta vittoria, ma mica tanto (e soprattutto non esplicitamente).

Obama, che ha parlato per ultimo, prima di tutto non riusciva a zittire gli applausi. Poi si è lanciato in uno speech dove si esibito ed esplicitamente profilato come candidato democratico alla Casa Bianca. In più, non solo è stato molto complimentoso e grazioso verso la Clinton, ma, con la stessa grazia, ha sparato qualche proiettile (seppure di gomma!) a McCannon. Il tutto è stato elettrizzante, come tanti dei suoi speech. Complimenti!

Insomma, la Clinton come vice non penso ci stia. Ha un carattere troppo forte per questo ruolo ed una testa tutta sua. Obama e lei si scontrerebbero troppo. Forse Segretario di Stato?

Per quanto riguarda la presidenza, penso che McCain, almeno nei dibattiti, abbia poche chance di spuntarla contro Obama. Il senatore dell'Illinois è più alto, più giovane, più eloquente, più bello e più impressionante sul palcoscenico. In più, i media, dopo un periodo di attacco sferrato contro Obama (ma anche contro la Clinton a volte), prima o poi lo lasceranno un po` in pace per stare alle calcagna di McCain. Il senatore dell’Arizona, negli ultimi mesi, è stato trattato dai media coi guanti di velluto, il che non durerà per sempre. Dimenticavo di dire che, anche se la convention repubblicana darà quasi sicuramente un “si” a McCain, non sarà unanime, anzi. Ci saranno MOLTI più delgati Paulisti del previsto, in tanti cercheranno la ribellione in favore del dottore, ed infine, cigliegina sulla torta, ci sarà una bella manifestazione con discorso di Ron nelle vicinanze, con sicuramente 2,3,4,5 o più volte i partecipanti all’intera convention. Con i numerosissimi media nazionali e mondiali presenti, la storia della Revolution finalmente uscirà fuori (anche se qualche accusa di razzismo e nepotismo la terranno dentro!) e commuoverà tantissimi, ma sarà troppo tardi per dare la nomination a Ron Paul.

Qualche predizione fino al 2012

E dopo? Io penso che, salvo (brutti) imprevisti, Barack Obama sarà il nuovo Presidente USA nel 2009, in una vittoria schiacciante sul partito repubblicano. Questo partito, dopo questo ennesimo arresto cardiaco, da moribondo che è, si lascerà finalmente curare da Ron, dai Ron Paul Republicans (i candidati al Congresso che sostegono le idee di Ron) e dai Paulisti con il defibrilatore? Io penso di si, perchè non ci sarà più nessuno così coraggioso da saltare sul Titanic dopo l’impatto con l’iceberg...


Con gli anni, si scoprirà che Obama è stato un Presidente in gamba, per giunta il primo di origine africane, significando un grande passo in avanti nella coscienza collettiva statunitense, con un’eloquenza che non si vedeva da JFK e voglia di misure bipartisan, ma che non riesce a contenere il deficit pubblico ed anzi, non taglia ma aumenta le spese; che non ritira le truppe americane dai 130 paesi del mondo nei quali si trovano; che continua ad imporre sanzioni ed embargo a paesi “nemici” ed a minacciarli nonostante tenda inizialmente ad aprire un sincero dialogo; che fermerà le sbandate più clamorose ma che non cancellerà del tutto le provisioni del Patriot Act, la torture, la dottrina sacrosanta del nemico del nemico che è nostro amico; che rallenterà ma non ce la farà a fermare la caduta del dollaro e dell’economia del paese perchè proporrà sempre ulteriori regolazioni, e non meno. Nel frattempo, il partito repubblicano sarà ritornato sinceramente alle proprie origini costituzionali, ed è così che è visto e voluto dai repubblicani di oggi. Il partito sarà dunque molto più maturo e pronto per affrontare una presidenza democratica la cui popolarità sarà in diminuzione.

Sarà dunque il 2012 l’anno buono per il partito repubblicano? Chissà, la cosa più importante è che il sistema politico sarà molto più impregnato di idee Pauliste, vecchie almeno duecent’anni, e che sembreranno “normali”.

Qualcuno (di noi) a questo punto si ricorderà con una lacrima ed un sorriso della vecchia volpe nella forma di un ginecologo del Texas che un giorno decise di interessarsi alla politica.

Grazie Ron, ho tanta speranza nel futuro degli Stati Uniti, anche senza la tua Presidenza. Non l’avrei mai detto !

Spero che tu viva ancora a lungo per poter finalmente raccogliere i frutti di questa Revolution.

martedì 27 maggio 2008

27 maggio... giornata importante !



AGGIORNAMENTO - 28 maggio 16.00

Con il 100% dei voti contati, Ron Paul è arrivato al 24% e John McCain 70%. Non so voi, ma mi sembra che il Straight Talk Express stia deragliando un poco ...

In ogni caso, complimenti ai quasi 30.000 cittadini dell'Idaho che si sono fatti avanti per votare per il caro Dottore. Le scosse, sia nel campo McCain che oltre, si sentiranno eccome.

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AGGIORNAMENTO - 28 maggio 06.30

Con il 42 % dei voti contati, Ron Paul è al 23 % nel Idaho ... con McCannon che si aggiudica il resto !!!!

Per il Washington State, la procedura di selezione dura da oggi fino al 31 maggio. Scusate il mio errore, e teniamolo d'occhio dunque !


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Cari lettori,

oggi si decidono i delegati dello Washington State da inviare alla convention repubblicana, e ci sono le primarie in Idaho.

In ambedue, da quello che sono riuscito a filtrare da varie entrate in blog ed articoli, Ron Paul dovrebbe far bene, molto bene. In piu', se non mi sbaglio, è un delle ultime occasioni per il caro dottore di far miracoli prima della convention repubblicana a settembre.

Incrociamo dunque le dita !

sabato 24 maggio 2008

Se il partito libertario proponesse Paul/Barr...



AGGIORNAMENTO:

Bob Barr ha vinto la nomination del partito libertario...

Mastro Lindo doppia azione: Paul e Barr insieme per scrostare a fondo il fetido GOP neocon?

by Paul Farris / NOLANCHART

Siamo oramai nel pieno della convention del partito libertario (dal 22 al 26 maggio a Denver) per la nomina del loro candidato alla presidenza. Utilizzando una strategia ben precisa non si potrebbe mica giungere al rinnovo ed alla libertà da così tanto attese negli USA? C’è una chance, e se appunto il movimento della libertà si mette in moto nei prossimi giorni, potrebbe scagionare uno tsunami politico che potrebbe inondare la GOP infestata dai neocon e mettere il prospetto di libertà ed un governo costituzionale al centro della discussione come mai prima.

Considerate un attimo il seguente scenario: un attuale Deputato ed un ex-Deputato repubblicano che marciano verso la presidenza su un ticket libertario congiunto.

Il Dott. Paul, al momento nel partito repubblicano ma anche da sempre membro del partito libertario, sarebbe un candidato dal nome conosciuto, da libro best-seller, con uno zoccolo duro di centomila volontari pronti a far campagna e che, tra le tante cose da segnalare, hanno dimostrato una capacità di generare ingenti donazioni di denaro alla campagna Paul. Non solo, i Paulunteers sono pronti a ripetere questo ed altro non appena il Dottore annunciasse Bob Barr come il suo vice. Il Sig. Barr, è anch’egli libertario di una certa fama ed, in più, godente di rispetto dai conservatori. Competendo con un tale Mr. Compromesso, Paul/Barr potrebbero sorpassare McCain in termini di donazioni e finire per raccimolare una fetta sempre maggiore della “base” repubblicana e di democratici amanti della libertà.

Una corsa Paul/Barr è piuttosto in linea con il fuoco che Paul ha acceso nei suoi sostenitori che tentano di roformare il partito repubblicano partendo dal grassroots. Il ticket Paul/Barr complementa ed aumenta il potere del grassroots di cambiare la direzione del partito e di accelerare la caduta dei neocon. Chissà che qualche dirigente nazionale del partito repubblicano riprenda i sensi e che segua il partito libertario nel nominare Paul/Barr per la loro convention.

Forse che finalmente, con Paul/Barr, questioni essenziali quali lo stato polizia, l’incarcerazione pro capita più alta del mondo, una Guerra alla Droga disastrosa, un sistema di tassazione fuori controllo che minaccia il benessere di tutti gli americani, ed altri temi ancora, farebbero finalmente il loro scalpore a livello nazionale. Milioni e milioni saranno convertiti grazie al messaggio di libertà.

Avremmo così un’alternativa chiara e distinta dal grande compromettitore, John McCain, che incuriosirebbe tantissimo persone dall’intero spettro politico, il che dovrebbe tradursi nei poll ed assicurare la presenza di Paul/Barr nei dibattiti televisivi con audience globale.

Amici, queste non sono frottole. È politica vera con un movimento per la libertà che avrà un vento favorevole come nessun altro nella storia contemporanea. I neocon, assieme a tutti gli altri americani, stanno ancora tremando dall’incubo Bush/Cheney. O ci facciamo avanti con vigore per rinserirci nella corsa verso la presidenza, influenzando così faccendo milioni di persone, o accettiamo la responsabilità di non avere agito a suo tempo.

Un ticket Ron Paul - Bob Barr richiederà uno sforzo titanico da tutti coloro coinvolti nel movimento per la libertà. Fu durissimo inserire Ron Paul nella lotta agli inizi del 2007 e dobbiamo insistere ancora una volta per lanciarlo in quest’elezione chiave.


Tradotto da Francesco

mercoledì 7 maggio 2008

Un milione di volte Ron Paul!


Un milione di americani ha votato Ron Paul nelle primarie.

Certo McCain fa numeri più alti, ma i voti di Paul impressionano perchè in proporzione altissima rappresentano cittadini coscienti (troppo coscienti, dicono...) e disposti a continuare l'attività politica dal basso.
Contano moltissimo i 71.000 voti di ieri, come i 128.000 della Pennsylvania pochi giorni fa, perchè sono consensi espressi, nonostante l' impossibilità aritmetica di farcela, al candidato che resta in lizza non per vincere ma per fare educazione politica: un fatto,
come abbiamo visto, che persino la Trilateral ha dovuto affrontare con disturbo.

Segue comunicato ufficiale della Ron Paul Campaign.

***

Il candidato presidenziale repubblicano Ron Paul ha superato un'importante pietra miliare nelle primarie di ieri in Indiana e North Carolina.
Ottenendo più di 71000 voti, il dr. Paul si è guadagnato l'appoggio di oltre un milione di sostenitori in tutta l'America.
"Votando Ron Paul nelle primarie e nei caucus, un milione di repubblicani hanno inviato ai nostri leader un forte messaggio per ricondurre il Gop alle sue tradizioni di governo limitato, libertà personale e forte difesa nazionale ", ha dichiarato il portavoce della campagna Jesse Benton. "Il dr. Paul e il movimento popolare da lui ispirato stanno costruendo un futuro vivace per il Partito Repubblicano e per gli Stati Uniti d'America."

Trilateral: zittire Ron Paul



Diversi siti riferiscono di una recente riunione a porte chiuse della Trilateral dove si è parlato anche di Ron Paul e puntualmente Maurizio Blondet oggi ne racconta in Italiano. Ancora una volta attingiamo da lui il passo su Paul sotto riportato e rimandiamo all'interessante "Cosa ha deciso la Trilaterale".

"Molto sarcasmo invece è stato speso contro Ron Paul. Non perchè il candidato indipendente abbia una sola possibilità di occupare la Casa Bianca; ma li preoccupa la moltitudine di giovani che si sono mobilitati per lui, ed ascoltano i suoi discorsi. Questa generazione, si sono detti i trilatersalisti, «si sta facendo un’educazione politica» in questo modo. Il che può «causare danni significativi in futuro», visto che Ron Paul non vuol cedere la sovranità nazionale al NAFTA (come gli europei l’hanno ceduta alla UE), si oppone alle missioni di «mantenimento della pace» all’estero, e proclama che bisogna ritirare le truppe dall’Irak e, peggio, ridurre le imposte non sui ricchi, ma sul ceto medio. I signori hanno perciò deciso di influire sul partito repubblicano perchè faccia pressione su Ron Paul e lo induca a rinunciare alla corsa al più presto, onde mettere fine ai suoi corsi di educazione politica un po’ troppo affollati. L’incarico è stato assegnato a Thomas Foley, già portavoce della Casa Bianca."

martedì 6 maggio 2008

Blondet: America, scenario grave.




Maurizio Blondet non ha bisogno della nostra pubblicità ai suoi articoli, ma il suo pezzo di oggi mi pare una lettura imperdibile sull'attuale fase storica americana.
USA: transizione in pericolo?
Il sommario recita:
«L’assenza di freno contro la sua azione, la sua politica e le sue tendenze, lascia ormai l’America correre su una china di catastrofe». L’ammiraglio Michael Mullen getta un’ombra preoccupante sul futuro degli Stati Uniti in un’intervista ufficiale. L’ormai prossimo periodo di transizione tra le due presidenze può essere il ventre molle di una già visibile crisi del sistema americano.

Tra i molti commenti dei lettori segnalo il seguente di Eugenio da Faenza:

"Caro Blondet da quando ne parlò come " non persona" diversi mesi ho seguito la campagnia di Ron Paul e non ho più smesso di seguirla da allora perchè nonostante le "truccatissime" primarie Repubblicane il suo messaggio da puro conservatore così logico e di buon senso ha continuato a diffondersi soprattutto con l'evidenza della crisi in USA;
Se avesse seguito le primarie in Pennsylvania avrebbe colto che è iniziata una più forte ribellione alla gestione del GOP che da qui a Settembre non potrà che ingrossarsi anche in modo trasversale coi democratici.
Considerando anche l'evidenza di un peggioramento delle capacità mentali di Mc Cain (forse è la ragione per cui si cerca in ogni modo di farlo diventare Presidente sostituendolo anche in corsa con il Bloomberg del caso) mi sono convinto di una forte possibilità di una guerra civile in Usa.

L'unica alternativa possibile sarebbe Ron Paul presidente. Cosa ne pensa ?"

Aspettiamo la risposta di Blondet, che sicuramente tornerà a parlare di Ron Paul. Qui nei prossimi giorni ci aggiorneremo sul tenace assalto dei paulisti al Partito Repubblicano, che pare in qualche difficoltà, strutturato com'è di piccoli boiardi e parassiti locali, quasi uguale (è stata una delle scoperte di questa campagna) ai partiti tradizionali italiani. Gli uomini del Gop nel tempo avevano abbassato la guardia, e senza ricorso alle truppe cammellate si trovano spiazzati. L'immissione intelligente nei partiti americani è l'unica parziale possibilità di mutamento, un'alternativa a vie illegali o disordinate. Come abbiamo già scritto, la trasversalità ricordata anche dal lettore di Blondet è il grande segno di maturità dei partecipanti alla primavera paulista. Sicuramente tanti cittadini "di sinistra" non si permettono di fare gli schizzinosi ed entrano nel partito repubblicano. Da noi una tale consapevolezza è lontana da venire e Grillo, volente o nolente, (lo dico soprattutto per rispondere a qualche caro amico del blog) mira troppo in basso e troppo facile.

domenica 4 maggio 2008

Iran, Petraeus sfugge ai precisi rilievi di Ron Paul

Il mese scorso il comandante delle Forze Usa in Iraq, gen. Petraeus, è stato audito dalle commissioni Esteri e Difesa del Congresso. E' stata un'occasione per i candidati alla presidenza per "esibirsi". Prevedibile la linea di McCain, più articolata quella di Clinton e Obama, che devono dare l'impressione di essere critici con l'attuale politica estera e sembrare quasi pacifisti, mentre in realtà fanno di tutto per mostrarsi fidati continuatori della "guerra al terrorismo".
Petraeus agli altri interpellanti ha ribattuto anche vivacemente. Di fronte ai semplici e precisi rilievi di Ron Paul ha fatto quasi scena muta, spalleggiato dall'ambasciatore in Iraq, Crocker.



Petraeus e Crocker come Pilato sulla questione Iran.
Fingono di essere dei meri esecutori, ma lavorano per bloccare il ritiro dei soldati dall'Iraq.


Audizione dell'8 aprile 2008

Paul: Signor Presidente, desidero presentare una serie di domande. So che non ci sarà tempo sufficiente per rispondere a queste, ma voglio lasciarle agli atti.

Primo: perché il popolo americano dovrebbe sostenere ancora una guerra giustificata da false informazioni, visto che Saddam non ha mai aggredito gli Stati Uniti, l'Iraq non aveva nulla a che fare con l'11/9 e non aveva armi di distruzione di massa?

Si dice che dobbiamo continuare la guerra, perché abbiamo già fatto tannti sacrifici.

Ma cosa c'è di morale nell'esigere altri inutili sacrifici di vite umane solo per salvare la faccia dall'errore dell'invasione e dell'occupazione dell'Iraq?

Non vi sembra pazzesco che il governo iracheno sostenuto da noi sia alleato

degli iraniani che sono i nostri nemici dichiarati?

Non stiamo favorendo gli iraniani ora sostenendo i loro alleati in Iraq?

Se il premier iraqeno Maliki è il nostro alleato e lui ha "relazioni diplomatiche" con Ahmadinejad perché noi non possiamo averle?

Perché dobbiamo continuare a provocare l’Iran? Cerchiamo solo una scusa per bombardare quel paese? La nostra politica in Iraq non garantisce il caos in questa regione per gli anni a venire?

Si stima che già 2000 soldati iracheni hanno rifiutato di combattere la milizia di al-Sadr.

Perché non dovremmo aspettarci che molti degli 80000 sunniti che abbiamo recentemente armato, un giorno non rivoltino le armi contro di noi, dato che essi, come pure l'esercito Mahdi, detestano qualsiasi occupazione straniera?

Non è forse vero che il nostro alleato Maliki ha rotto il cessate il fuoco dichiarato da al-Sadr avviando le recenti violenze?

Non è forse vero che l'attuale cessate il fuoco è stato concordato con gli iraniani, che hanno condannato inoltre gli attacchi contro la "Zona verde"? Come si può incolpare gli iraniani di tutta la violenza?

Non è forse vero che con la recente ondata di violenza in Marzo, gli attacchi sono di nuovo allo stesso livello del 2005?

L'Iran non ha il giustificato motivo di essere coinvolto nel vicino Iraq più di noi, che distiamo 6000 miglia?

Se la Cina o la Russia occupassero il Messico, come reagiremmo?

Dato che nessuno definisce i termini con i quali vincere la guerra, a chi ci si arrende?

Ciò non significa che questa guerra sarà infinita, i nostri leader politici la concluderanno solo quando non avremo più soldi, ma forse questo momento non è così lontano?

Ho una domanda da porre – anche se c’è poco tempo per rispondere a tutte le mie altre, penso che comunque dovrebbe bastare: secondo lei l’amministrazione può bombardare l’Iran senza ulteriore permesso dal Congresso?

Petreaus: Deputato, io sono il comandante per l’Iraq e non conosco la risposta alla sua domanda. La questione non rientra nella mia sfera di competenza.

Crocker: Deputato, non è neanche la mia [sfera di competenza]. Il mio lavoro è in Iraq. Non posso pronunciarmi su questa faccenda.

Paul: Beh, non riesco ad ottenere un “no”, mi sembra abbastanza ovvio che secondo la nostra Costituzione funziona così. Bisogna parlare al Congresso, sennò sarebbe come il Vietnam, e sappiamo com`è finita. È chiaro dunque che NO, l’amministrazione non può iniziare una guerra senza l’approvazione del Congresso.

Mi disturba assai non ottenere un “no” secco e definitivo.

Il nostro dottore visibilmente seccato, anche se sicuramente non sorpreso, dalla risposta di Petraeus e Crocker alla sua domanda sull'Iran


domenica 27 aprile 2008

Ron Paul II, il ritorno...

Obama sembra perdere qualche colpo...


...ma anche la sua fama di leader nero della povera gente.


Hillary dice che vuole ritornare ad una politica internazionale stile Guerra Fredda, cioè deterrenza di superpotenze...



ma anche avverte Teheran che, se verrà eletta alla presidenza, gli Stati Uniti potrebbero "annientare completamente" l'Iran...



...per rappresaglia ad un eventuale attacco nucleare contro Israele.



McCain “100 anni in Iraq” si inciamperà prima o poi, se non a causa di tante gaffe, a causa dei tantissimi repubblicani che lo detestano, vedi i risultati della Pennysilvania...




...ma anche per la sua pensione di invalidità esentasse di 58,358 dollari.





La politica americana è saldamente bipartitica...




ma anche simpaticamente bipartisan...





Rudy fu lanciato e poi distrutto dai media...


Fred fu lanciato e poi distrutto dai media...




Huckabee fu lanciato e poi distrutto dai media...



Se Ron continua la corsa, ed i paulisti cominciano a tenere in scacco le convention dei repubblicani, che succederà mai?



Sarà il caro Ron rilanciato dai media che lo hanno distrutto?

Ron Paul Revolution (part two) coming soon...



Francesco & Andrea

mercoledì 23 aprile 2008

America oggi: la ricerca della paura.

Primarie repubblicane in Pennsylvania







MCCAIN
73%585,447


PAUL
16%128,188


HUCKABEE
11%91,211


Questi i risultati. Il conteggio dei delegati non è possibile, essendo il voto per loro disgiunto da quello al candidato presidente, ed essendo comunque i delegati non vincolati.
Alcune osservazioni.
Benchè McCain in teoria abbia la nomination in tasca, oltre 200.000 cittadini repubblicani della Pennsylvania sono andati a votare "chiunque, ma non McCain", è stato scritto.
Ron Paul la non-persona, il super-oscurato, l'"ineleggibile" che non diventerà mai presidente, motiva 128.000 persone che vanno a votarlo lo stesso, in un giorno feriale. La convention di Settembre a Minneapolis che dovrebbe incoronare McCain candidato repubblicano alla presidenza, forse per la prima volta non sarà una parata di regime. Una vivace pattuglia paulista potrebbe rovinare la festa.
Tuttavia dobbiamo prendere in considerazione un elemento contrario: McCain ha "già vinto" la nomination, eppure quasi 600.000 persone sono andate a votarlo.
In misura diversa, due scelte di massa, ma di segno opposto: il voto paulista è un investimento sul futuro, un voto di speranza. Il voto a McCain è quello dell'America arroccata, che ha paura.
Il messaggio della paura vince. Questo è il fattore trainante del voto americano, che anche Hillary Clinton ha adottato, benchè le venga rinfacciato come suo marito abbia sempre polemizzato contro i politici che fanno appello alle paure.
Niente da fare. E forse grazie anche alla mastelliana trasmigrazione di neocon in corso, ecco negli ultimi giorni che Hillary/Hitlery si produce nello spot qui sotto che non fa rimpiangere Rudolph/Adolph. Persino la voce fuori campo ricorda quella di Giuliani. Paura e ancora paura. E compare Osama per la prima volta nella campagna democratica.




Dalla paura di tutti nasce nella tirannide la viltà dei più. (Alfieri)

martedì 22 aprile 2008

Ron Paul all'assalto del Gop

Manifesto paulista in Pennsylvania.

"...non è ancora finita. Se fai la campagna elettorale solo per ottenere il potere, allora è un conto. Se invece fai una campagna elettorale per cambiare il modo di pensare e il futuro della nostra nazione, allora la campagna non finisce mai".

Queste parole di Ron Paul, pronunciate poco più di un mese fa, rappresentano bene lo spirito con cui prosegue la primavera paulista.
Il percorso è accidentato da confuse e poco accattivanti dispute interne al Partito Repubblicano. E' l'aspetto "normale" dell'attivismo politico. Ma l'aspetto straordinario sta nel fatto che il movimento di Ron Paul vuole assolutamente insediarsi all'interno della struttura di partito. Sia di monito per noi lamentosi italiani!...Per saperne qualcosa bisogna seguire cronache locali in ordine sparso, frammentarie, da cui si evincono scontri anche duri, come in Florida, dove i sostenitori di McCain (e dello status quo) hanno tentato di negare fisicamente spazio ai paulisti nelle convention repubblicane.
In Pennsylvania oggi 22 Aprile ci sono le primarie, anche dei repubblicani. Agli atti di questa tragica esperienza di "democrazia", si aggiunge oggi l'ennesima bizzarria: i 61 delegati da eleggere non sono indicati sotto il nome di Paul o di McCain e anche gli addetti ai lavori denunciano confusione. E come già altre volte, sulla scheda ci saranno anche nomi di candidati ritirati. Ron Paul comunque sta diffondendo pubblicità per le indicazioni di voto, segno che vuole assolutamente portare alla designazione finale la minoranza più ampia e agguerrita possibile.
Paulisti cocciuti, che pensano al futuro, come dice Ron, e non alla imminente battaglia per la Casa Bianca...anche se...c'è chi non dispera! Infatti continuano a circolare tesi sulla "convention spaccata" o sulla possibilità che i delegati alla fine rigettino McCain. Se ne fa portavoce il sito Nolan Chart, che si è sempre distinto per uno zelo alla causa quasi oltre ogni ragionevolezza, ma che ieri è stato ripreso anche da Michael Nystrom su Dailypaul. Ne lasciamo la lettura ai più appassionati.

lunedì 21 aprile 2008

Paulisti e papi: senza cena.

Il blog dell'autorevole Lew Rockwell, storico collaboratore di Ron Paul, ci dice la sua sul viaggio di Benedetto XVI negli Stati Uniti attraverso un dettaglio forse più importante di quel che sembra: il papa non ha partecipato alla cena indetta in suo onore alla Casa Bianca. (nei link una gustosa ricostruzione).

Scrive lapidario Rockwell:
"Eroico.
Il Papa evita una cena di Bush in suo onore. Vedremo Benedetto XVI parlare con Bush, ma non assisteremo ad un evento di PR della Casa Bianca organizzato dal guerrafondaio-in-capo."
Ecco poi la traduzione dell'arguto passo di un altro commentatore sempre sul sito di Rockwell:
(...) "Parlando di santi: Papa Benedetto è negli Stati Uniti questa settimana, e non sembra disponibile a canonizzare George W. Bush, almeno subito. Infatti, Benedetto non parteciperà nemmeno alla cena di Stato che si tiene in suo onore alla Casa Bianca. Benedetto farà la sua parte nel combattere le forze del male, dicendo che non dobbiamo avere paura. Benedetto dirà anche, ancora una volta, che la religione non deve essere usata per incitare alla violenza. I grandi intellettuali neocon diranno che Benedetto si erge contro l'islamofascismo e Ahmadinejad in Iran (...)
Il più grande ostacolo per simili guerrafondai è uno come il Papa, il cui patriottismo inizia e termina con il Regno di Dio, e il cui messaggio è indirizzato, non meno che ad altri, alle nazioni occidentali che cercano di imporre la "democrazia" (una falsa religione) agli altri, attraverso la violenza. "




"...devo scappare, stasera proprio non posso..."

La vicenda della cena forse è sfuggita ai più, ma sicuramente non alle diplomazie che decifrano i particolari in vista di strategie impensabili.
Ma un coperto tolto dalla tavola all'ultimo minuto in fondo è poca cosa: come dimenticare Condoleeza Rice, che in Vaticano non ha potuto prendere nemmeno un tramezzino in piedi? Infatti, sul finire dell'estate scorsa, forse presa da un momentaneo e particolare slancio verso l'Iran, chiese insistentemente di essere ricevuta da Benedetto XVI, per parlargliene: si sentì rispondere "il papa è in ferie". (A Castel Gandolfo).


(post dedicato a l.w. autore della celeberrima rubrica "umorismo vaticano")

giovedì 17 aprile 2008

Ron Paul si clona ... addio neocons !

Eccoli, alcuni dei Ron Paul Republicans... la Ron Paul Revolution si materialiizza

Chiedo scusa ai nostri lettori per un silenzio che è durato oramai più di un mese.

Il percorso delle primarie e dei caucus è stato talmente accidentato che mi ha veramente rattristato e scoraggiato assai. Non parliamo poi del fatto di vedere i contributi alla la campagna ufficiale praticamente azzerarsi verso fine febbraio; una fine, quasi da un giorno all’altro, dei dibattiti televisivi repubblicani; e, “amaris” in fundo, cosa che più di ogni altra mi ha fatto e continua a farmi saltare i nervi, che addirittura con due soli repubblicani in gara per la presidenza, la gran parte dei media continui a fare una croce nera su Ron Paul e la sua candidatura.

Mi sto pian pianino riprendendo dalla forte delusione e cerco di capire cosa sta succedendo ora nel movimento Paulista.

Il sorriso mi sta ritornando sul viso, anche se è un poco amaro: mi proccupa che alla Casa Bianca, tra il 2009 ed il 2012, risiederà una persona meno politicamente e umanamente dotata del Dottore.

Qualche riflessione dunque su che svolta stia prendendo l’affare Ron Paul, cosa sta accadendo...

In generale, si può dire che la Ron Paul Revolution si sta trasformando. Ho l’impressione che il lombrico stia per divenire farfalla, anche se per ora il lombrico si è sotterrato è c’è un silenzio profondo sulla sua ubicazione.

Ritorniamo al dunque:

Ron ha ripreso il suo Texas con una vittoria schiacciante, evviva !

Su PaulCongress.com (vedi foto) troverete una lista impressionante di persone che hanno lanciato la loro candidatura per varie funzioni politiche, soprattutto al Congresso ed al Senato USA (ed alcuni di loro hanno già vinto l’elezione!) e che modellano la loro politica su quella di Ron Paul, chi parzialmente e chi totalmente. L’appoggio che potranno dare a Ron, e l’ondata di facce fresche e piene di constituzionalismo, non-interventismo, abbassamento delle spese federali eccetera, insomma, una sana dose di libertarismo, potrebbero fare tanto bene alla politica americana. Chissà, se numerosi e ben organizzati, faranno anche da bilancia e/o punto di riferimento/riflessione per il nuovo Presidente (ammesso che questo Presidente ascolti veramente i Deputati e Senatori!).

Ron continua a parlare ovunque. In TV, radio, nei campus universitari ed altrove. Il suo ritmo è tuttora da capogiro. Quasi ogni giorno, navigando su RonPaulAudio.com, trovo un nuovo clip da ascoltare, e devo dire che il Dottore sembri diventare più vispo ed eloquente di giorno in giorno (cosa tosta per chi è obbligato, per di più, di ripetere quasi sempre le stesse cose).

Spero tanto che Ron riesca a trovare un modo per avere un dibattito con McCain. Difficile che McCannon accetterà, sapendo benissimo che Ron lo sbatterà a destra ed a sinistra su ogni possibile aspetto di politica interna ed estera, ma aspettiamo e vediamo. In qualche modo, dovrebbe essere possibile forzare un dibattito tra i due.

Infine, c’è BreakTheMatrix.com, un’iniziativa interessantissima nella quale è coinvolto anche Trevor Lyman (ideatore del Blimp e le MoneyBombs), che è praticamente una nuovo network mediatico. Questa impresa, Basic Media, creerà, costruirà e metterà in contatto stazioni radio e TV che promuovono idee politiche non-mainstream e basate che in Internet basate in tutto il mondo. Basic Media si occuperà di creare una diffusione massimale di programmi che coinvolgeranno tutti questi attori. Anche se per ora la cosa mi suona un poco vaga, non vedo l’ora, dato che ho molto apprezzato gli esperimenti con RonPaulRadio, RonPaulAudio, JUSTIN.tv ecc.! Chissà, un nuovo fenomeno tipo YouTube ... ma più serio, che parla di Gandhi, Paul, King ed altri in un fiato? Non sarebbe mica male.


Cari lettori, voi siete al corrente di altre iniziative? Via libera all’educazione reciproca e alla discussione !
Francesco


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Cari tutti,
non so voi, ma io, per antico vizio, mi son fatto trascinare dentro la campagna elettorale italiana, certo meno entusiasmante -e meno determinante- di quella americana. Le nostre elezioni sono state decise all'improvviso proprio quando Ron Paul volgeva alla riconquista del seggio al Congresso e ad una partecipazione alle primarie simbolica ma letteralmente lungi mirante.
Francesco ha ben descritto la situazione di quest'ultimo mese paulista e trovo entusiasmante che alcuni del suo movimento arrivino in parlamento!
Nei prossimi giorni cercherò con calma di raccogliere e pubblicare nuovi spunti dalla storia paulista. Sarà impossibile tornare ai ritmi insonni tenuti tra fine Ottobre e Febbraio, che mi hanno veramente stroncato, ma farò il possibile, grazie soprattutto a Francesco, anima fedele e fuoco sotterraneo di questo blog, che mi ha sferzato per la seconda volta a giocare la partita di Ron Paul.
Grazie all'entusiasmo di tutti, grazie e scuse in particolare a Francesco Rossi e a Mirko, che avevano dato ottimi contributi -che non andranno persi!- proprio nel momento in cui stava calando il mio impegno.
Nei commenti agli ultimi post ritornava la discussione sui "paralleli" possibili tra le posizioni di Ron Paul e la politica italiana, su come attivare una sorta di movimento paulista qui da noi.
Vedo difficile il passaggio alla politica attiva, come nel caso dei signori della foto sopra: loro almeno vengono da un movimento già esistente e hanno un leader in ottima forma. Sarebbe già bello continuare una discussione tematica e formativa, oltre le elezioni americane.
Il mio scetticismo deriva dall'osservazione in Italia della "galassia" critica al "sistema", che in real life si aggrega principalmente a movimenti di estrema destra e sinistra, nel davvero minuscolo ambito libertario, e in parti del mondo cattolico che invece si guardano bene dall'attivismo politico.
Queste aree che esercitano critiche simili su argomenti non secondari quali politica estera e predominio di "poteri forti", specie finanziari, dimostrano poi in pratica di essere difficilmente componibili, a differenza di quanto è cominciato a succedere in America intorno a Ron. Comunque spero si riprenda il dibattito e sarò felice se qualcuno mi smentirà!
Intanto mentre noi dormivamo, c'era chi lavorava per noi: qualche giorno fa Luogocomune ha pubblicato un intervento di Paul, piuttosto impegnativo come sempre quando si tratta di economia.
Buona lettura e a presto!


Andrea

mercoledì 5 marzo 2008

Ron Paul stronca il fantoccio di Bush 70 a 30


Dal 14° distretto congressuale del Texas Ron Paul prepara il suo ritorno in Parlamento: nella primaria repubblicana si è facilmente affermato su Chris Peden, che ha basato la sua campagna esclusivamente sulla denigrazione dell'avversario. Il passaggio insidioso era questo, la contesa finale per il seggio con lo sfidante democratico non dovrebbe impensierire.
Intanto nelle primarie presidenziali i media hanno continuato ad ignorare Paul, che non viene neanche indicato nelle cronache elettorali pur essendo solo tre i concorrenti (ma oggi Huckabee si è ritirato): bisogna andare a cercare i suoi voti nelle tabelle riepilogative. E' ancora notte in America e il sito ufficiale di Ron Paul già sbandiera l'immagine "sono rimasti in due". McCain ha di fatto vinto la nomination raggiungendo la maggioranza assoluta dei delegati: vedremo come Paul interpreterà l'essere "rimasti in due".
L'eccezione storica di un candidato che resta in corsa in queste condizioni può rilanciare la curiosità verso di lui e accrescere ancora il suo movimento.
Nonostante il lungo inverno dell'informazione, ieri nei quattro stati dove si è votato Ron Paul non ha ottenuto più del 7% ma ha comunque raccolto il voto di altri 130.000 cittadini, che si aggiungono agli oltre 600.000 già ricevuti.
Voti che pesano più di quel che contano. Rappresentano, lo dicevo già ieri, un movimento determinato e cosciente, sono persone raggiunte dall'isolato grido in difesa della libertà interna ed internazionale che non è rappresentata dai candidati dell'establishment. Voti che secondo qualcuno non dovrebbero neanche esistere, benchè largamente insufficienti nella corsa presidenziale. I regimi non possono tollerare 730.000 e presto un milione di cittadini che gli si oppongono pacifici. Un milione di americani continuerà a ricordare anche agli altri che vivono in una democrazia truccata. E' troppo, per un regime. Ma il movimento paulista si consolida, a Giugno marcerà su Washington. Ci sarà ancora molto da raccontare.


In ricordo di Mike Huckabee (2007-2008)

lunedì 3 marzo 2008

Ron Paul in Congresso, con l'occhio alla Fed


Grande cartellone, Texas.

Nelle prossime ore si svolgeranno le primarie repubblicane in Texas, Ohio, Vermont, Rhode Island e soprattutto la primaria distrettuale per riconfermare Ron Paul in parlamento!

Mi scuso di non aver preavvertito gli amici del blog, ci siamo presi un po' di pausa, che si è un tantino allungata. Non cala la passione, il nostro movimento paulista virtuale continua, e ci sarà modo di discutere ancora quanto e come può diventare reale anche in Italia.

I grassroots non smettono la campagna negli stati interessati: decine, centinaia di migliaia di nuovi americani che esprimono un voto cosciente, non indotto dai media, si aggiungono al movimento paulista che marcerà su Washington. Ron Paul si è concentrato nella riconquista del seggio parlamentare e presidia il suo distretto. Deve battere l'avversario repubblicano John Peden, neocon di provincia che ha passato le ultime settimane nel tentativo di screditarlo, pare fortunatamente con scarsi risultati: i sondaggi sono ampiamente favorevoli al nostro. Poi verrà la sfida col candidato democratico, e infine Paul potrà tornare in Congresso arricchito dell'incredibile esperienza di questi mesi. La sua voce tra i deputati, “isolata” per definizione, rappresenterà invece un movimento di massa attivo, presente, determinato a chiedere libertà e giustizia dentro e fuori gli Stati Uniti.




La pubblicità diffusa dal bushista Peden, avversario di Ron Paul nella primaria per il Congresso.


Lo stato di crisi economica, la tensione con l'Iran, la tragedia del popolo palestinese dominano l'agenda politica, probabilmente senza che le soluzioni giuste siano all'ordine del giorno. La vita di tutti noi, anche di chi non sa chiaramente cosa sta accadendo, purtroppo ne è grandemente influenzata.
Pochi giorni fa alla Commissione Finanza della Camera, Ron Paul ha parlato ancora delle politiche della Fed. Pubblichiamo l'intervento, e al prossimo post festeggeremo la sua vittoria nella primaria congressuale!

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Audizione al Comitato dei servizi finanziari

26 Febbraio 2008


Signor Presidente,

Il controllo dei prezzi è quasi universalmente disprezzato dagli economisti. Le conseguenze economiche negative della pianificazione dei prezzi sono numerose e ben documentate. Questa serie di audizioni sono indette per discutere la più importante ma meno comprensibile manipolazione dei prezzi nel mondo di oggi: la manipolazione dei tassi di interesse.

Decidendo il tasso dei finanziamenti federali, il tasso al quale le banche e il Federal Reserve System si prestano denaro a vicenda, la Federal Reserve impedisce che gli attori di mercato concorrano a determinare un tasso di interesse di mercato. La Federal Reserve e il governo federale non si permettono di interferire fissando i prezzi delle abitazioni, il tasso di interesse sui mutui, o i prezzi di legno e acciaio. Tuttavia, l'operato della Fed nel fissare il tasso dei finanziamenti che corrisponde al costo del denaro di chi lo chiede in prestito, influisce sui prezzi di ogni settore economico in un modo meno pervasivo, ma esattamente dannoso come il controllo diretto dei prezzi.

L'esempio dell'Unione Sovietica dovrebbe averci insegnato che non una sola persona, né un gruppo di persone, non importa quanto scientificamente addestrati, può fissare arbitrariamente i prezzi senza aspettarsi il caos economico. Solo l'interazione spontanea dei partecipanti al mercato conduce all'attuazione di un corretto sistema dei prezzi, dove i bisogni e i desideri di tutti i partecipanti si incontrano. Dopo aver letto molte autorevoli opinioni, traggo la conclusione che il tasso d'interesse è deciso spesso secondo i capricci dei governatori della Federal Reserve. Anche le spiegazioni meccanicistiche come il Taylor Rule [ndt: è linkato un articolo italiano sulla politica della Fed, non è il punto di vista di Paul, ma fa un quadro interessante] si affidano a suggerimenti che sono spesso lasciati alla discrezione di chi fa la politica della Fed: qual è il potenziale del PIL, se possiamo utilizzare l'indice dei prezzi al consumo, o quello dei consumi personali, o i dati dei consumi di energia e alimentare, includerli, escluderli e via elencando.

La determinazione del tasso d'interesse mi colpisce perché è molto simile a quella utilizzata da Roosevelt per decidere il prezzo dell'oro nel 1930, a suo capriccio, con conseguente caos e incertezza economica. Quando gli operatori del mercato devono dedicare molto del loro tempo a discernere le intenzioni del Governo nel fissare il prezzo, analizzando le dichiarazioni e i verbali del Federal Open Market Committee sono necessariamente distolti dalle attività economiche produttive. Essi cessano di diventare puramente attori economici e sono costretti a diventare analisti politici.

Non è un problema isolato, in quanto le imprese sono costrette a fare i conti con aumenti di imposte, scadenze di crediti di imposta, dazi di importazione, sovvenzioni ai concorrenti, ecc. Tuttavia, il tasso di interesse determina il costo del denaro e quindi determina o meno l'utile aziendale a lungo termine sugli investimenti compiuti. Perciò la manipolazione del tasso di interesse politicizzato ha molto più impatto di altre politiche di governo.

La determinazione del tasso di interesse introduce il ciclo economico in economia. Fino a quando la Federal Reserve non capirà i risultati di queste azioni, saremo condannati a ripetere questi cicli di espansione e di crollo. Esorto i miei colleghi a studiare la questione, ed a opporre resistenza all'impulso della Federal Reserve verso un maggiore intervento sul mercato.


domenica 24 febbraio 2008

Ron Paul e Cuba



Nelle cronache di questi giorni Cuba è alla ribalta per il cambio della guardia tra i fratelli Castro.
La vicenda cubana implica aspetti storici e politici molto complessi, difficilmente liquidabili con slogan tanto lapidari quanto fanatici, pro o contro Castro e il suo regime. Che resta regime illiberale ed è stato regime sanguinario, anche col contributo di Che Guevara, uno dei più atroci falsi miti contemporanei.
Tempo fa ho trovato un'affermazione di Raoul Castro sulle elezioni presidenziali negli Usa: “scegliere tra un repubblicano e un democratico? E' come scegliere tra me e mio fratello”. Putroppo non ho tenuto il link e ho perso la fonte: se qualcuno la ritrova, si può mettere agli atti un utile, divertente e amaro aforisma sulla politica contemporanea.

Già un paio di mesi fa -questo invece l'avevo salvato- un articolo di Granma, principale giornale cubano, dava positivo risalto alle posizioni di Ron Paul su Cuba, titolando “Un candidato repubblicano si distingue nella politica verso Cuba”: semplicemente le solite idee di Paul in politica estera.
Infatti così lo citava Granma: "Gli Americani vogliono la libertà di viaggiare e di commerciare con i loro vicini cubani, come sono liberi di viaggiare e di commerciare con il Vietnam e la Cina".

proseguiva il giornale cubano:

Ron Paul non attira i media del suo paese , benché sia deputato da lungo tempo (...) , qualcuno lo chiama «Dottor No » perché ha quasi sempre votato contro le decisioni di
Bush: è stato il solo deputato repubblicano a votare «no» al cosiddetto "Patriot Act" e alla guerra in Irak. Si è opposto al fatto che gli Stati Uniti intervengano negli altri paesi e che le truppe americane siano i gendarmi del mondo. Si è anche opposto all'aumento di stipendio dei deputati, e chiede di limitare e smantellare agenzie come la Cia. (...)
Senza abbandonare le sue convinzioni ideologiche basate sull'economia di mercato, Paul precisa: «E' davvero paradossale vedere i cosiddetti capitalisti, fautori del libero scambio, spingere i comunisti alla libertà con i finanziamenti del Governo. Invochiamo l'esistenza di una stampa privata e libera a Cuba quando facciamo propaganda di stato tra i Cubani con Marti, le nostre radio e TV pubbliche che sono costate 600 milioni di dollari ai contribuenti».
(...)« Basta discutere di cosa è meglio per il popolo cubano. Che fine ha fatto la volontà del popolo degli Stati Uniti , che é assolutamente a favore della via diplomatica con Cuba?», si è chiesto Paul che, come molti membri del Congresso, vuole la normalizzazione delle relazioni con l'isola.
(...) Hillary Clinton vuole mantenere il blocco, come quasi tutti i repubblicani per paura di perdere i colossali contributi dei cubano-americani della Florida. Ma seguire passivamente tali interessi, in modo simile a quello che accade nella discussione sul ritiro dall'Iraq, potrebbe trasformarsi nella sua Waterloo.
Cuba ha chiesto di togliere il blocco che subisce dal 1962 da parte degli Stati Uniti, citando davanti al Wto i principi di liberalizzazione commerciale propri di tale organizzazione.
Cuba ricorda agli altri membri che il Wto spinge per "l'eliminazione dei trattamenti discriminatori nelle relazioni commerciali internazionali."
Persino il quotidiano Miami Herald, in genere pancia a terra in favore degli ultraconservatori cubano-americani, ha sostenuto di recente che il viaggio dei fratelli Diaz Balart (famiglia di politici Usa di origine cubana, n.d.t.) in Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca, in cerca di appoggio contro il governo cubano, rappresenta "una battaglia difficile. Nonostante che i paesi del vecchio blocco sovietico siano ricettivi, altri paesi in Europa e America Latina sono più scettici, e sostengono che le sanzioni degli Usa non funzionano e che sarebbe l'ora di migliorare le relazioni con L' Avana".
Ron Paul dichiara: "Basta con l'isteria sulla libertà dei Cubani – che non è nella responsabilità del nostro governo– e teniamo conto della libertà dei cittadini statunitensi."
Paul reclama libertà per i Nord-Americani, per commerciare con chi vogliono e viaggiare dove vogliono, e non vuole che sia il governo a dettargli cosa fare.
"La nostra amministrazione attuale é percepita come insignificante, almeno a Cuba, dove il messaggio cade nel vuoto"
"Se l'amministrazione vuole davvero tendere una mano amichevole, dovrebbe permettere al popolo nord-americano di agire liberamente come ambasciatori di se stessi, commerciando e viaggiando. Visto lo scacco del governo nello stabilire un'amicizia con Cuba, è tempo que ceda il suo ruolo e lasci il popolo operare questo riavvicinamento".

(fine della citazione)

In un comunicato del 20 Febbraio Ron Paul, anche in qualità di membro della Commissione Esteri del parlamento, è ancora intervenuto su Cuba:

"Fidel Castro è un dittatore brutale che per cinquant'anni ha derubato il popolo cubano della sua libertà. Le sue dimissioni non significano la fine del comunismo a Cuba ma è un bene vederlo andare via.
L'addio di Castro fornisce
all'America una grande opportunità per riflettere sull'attuale embargo commerciale contro l' isola nostra vicina.
Sono state concepite
politiche per indebolire il regime di Castro, ma credo che in realtà lo abbiano aiutato a mantenere un rude controllo e gli abbiano permesso di tenere il suo potere per decenni, ben più di quello che sarebbe stato in grado di mantenere da solo.
Il libero commercio e un aperto scambio di informazioni sono gli strumenti migliori che l'America ha per combattere la
tirannia internazionale.
Gli Stati Uniti dovrebbero rapidamente porre fine all'
embargo commerciale verso Cuba.
I
mercati cubani possono essere una buona piazza per i nostri agricoltori e per i prodotti delle nostre imprese. Allora il potere del libero mercato, nel tempo, potrebbe estendersi ai restanti regimi totalitari, ponendo fine al comunismo in occidente."

Cuba, Iraq, Iran, Venezuela: volendo, è facile trovare in rete gli ipocriti furbastri che accusano Paul di essere al servizio dei "peggiori nemici" dell'America. E' facile anche trovare le cronache elettorali della tv pubblica iraniana. Certo più continue, obiettive e dettagliate di quelle di Fox o del New York Times.
Il liberismo commerciale può avere tutti i limiti di cui anche qui si è accennato. Sicuramente però nei rapporti con queste nazioni, se praticato avrebbe evitato molte guerre e molti saccheggi dei popoli implicati, del "contribuente americano", come dice sempre Ron, e credo di non sbagliare, del contribuente europeo.
Ma una casta imbrogliona e parassita mondiale è incistata nei governi, e ci racconta che siamo in un sistema virtuoso, di libero commercio: hanno persino inventato il Wto per renderlo più libero. Infatti l'unico liberista credibile al mondo, Ron Paul, lo vuole abolire.


martedì 19 febbraio 2008

Cinema italiano per Ron Paul!

Il titolo è un auspicio, ma grazie al nostro amico Mirko, stiamo cominciando...

Rilanciamo l'entusiasmo degli Italiani per Ron Paul attraverso nuovi video sottotitolati! Non c'è solo la traduzione, alle immagini si affianca la musica leggera italiana. Mirko ha scelto testi e sonorità davvero adatti al messaggio di Ron: nel “mi fido di te” (Jovanotti) del video pubblicato l'altro giorno, come in “parlami” di Elisa, che accompagna quello di oggi, ritroviamo la tensione, la commozione e la speranza di una lunga avventura, non solo elettorale.

Confidiamo che queste piccole creazioni diffonderanno meglio in Italia il sano contagio paulista. Nel pensiero di Ron Paul la verità sui fatti è la bussola, il raziocinio tiene la rotta. Ciò è particolarmente chiaro in politica estera, materia che riguarda tutti e che più unisce i suoi sostenitori. Chi cerca verità sulle vicende del mondo e desidera pace sulla terra, prima o poi incontra la profonda quiete personale di Ron Paul, che si fa tutt'uno con la sua logica ferrea e tranquilla, mentre dimostra l'insensatezza delle guerre.

E' stata una bella idea, in queste opere prime, concentrarsi sul messaggio anti-guerra. Nella colonna di destra abbiamo inserito un'altra traduzione sulla politica estera, sempre all'insegna del "mi fido di te" e l'adattamento che Mirko ha fatto di un video che spopola, anche in Italia: è la parodia di uno spot di Obama che si ritorce contro McCain e i suoi cento anni in Irak, con piccola sorpresa paulista finale.



venerdì 15 febbraio 2008

Chi conta i delegati e chi conta su Ron Paul

La pittoresca convention repubblicana in West Virginia.



Gli ultimi giorni hanno visto due novità, una elettorale e una politica.

Quella elettorale è l'appoggio di Romney a McCain: in teoria stupisce, visti i toni aspri tra i due fino ad una settimana fa, in pratica è una delle usuali giravolte della politica.
Romney, già governatore "liberal", negli ultimi mesi di lifting si stava proponendo come paladino dei conservatori non convinti da McCain. Il giorno dell'addio, Romney si è profuso a modo suo in un "Dio Patria Famiglia" davanti all'assemblea del più grande movimento conservatore. Ora, l'ennesimo flip-flop della sua carriera: tutti con McCain! Ma tutti chi? Buona parte dei suoi delegati non ne vorranno sapere di votare oggi il nemico di ieri. Non ci sono vincoli, come nota nel commento al post sotto il sempre attento Gerontion: "i delegati di romney possono votare chi pare a loro, le tv mentono, al momento mccain ha piu o meno 800 delegati "pledged" al primo voto, ne servono altri 391 prima che sia finita".



Ron Paul ieri alla Georgetown University.
Ha radunato 700 studenti ad ascoltarlo. Il giorno prima per Condoleeza Rice erano la metà.


La novità politica, manco a dirlo, la porta continuamente Ron Paul.
Il suo lancio della "marcia su Washington", lasciando ai suoi sostentori di decidere (il dibattito è vivacissimo come sempre!) data e modalità, è segno che si sta costruendo un movimento nuovo, "libertario e conservatore", è stato scritto.
I due termini rimandano a mondi differenti, ora affini ora distanti. La novità paulista riuscirà se farà sintesi, compromesso nobile.
Vorrei riaprire una discussione già avviata ma subito travolta dalla cronaca elettorale, perciò vado a ripescare passi di un post precedente, integrandoli con alcune novità e interessanti commenti che ne erano venuti.


- il problema della libertà di informazione esiste, la vicenda internettiana di Ron Paul è positiva, dieci anni fa sarebbe stato impensabile il risultato di oggi. Però non è bastato. Bisogna proseguire su questa via, accelerare il transito all'informazione su internet di tantissime persone, anche medio-giovani e istruite che ancora non l'hanno fatto.
Novità: il vulcanico Trevor Lyman, con un socio lancia una nuova iniziativa per rompere il dell'informazione: breakthematrix
- cos'è di Ron Paul che non ha convinto tanti elettori che pure l'hanno conosciuto? Alcuni sostengono che c'è timore delle proposte libertarie e privatistiche radicali nella sanità e nella previdenza.
- Una dialogo non fazioso e non troppo teorico, dove si discutano i lati pratici positivi e negativi delle vedute liberale-libertaria e sociale-statale può essere utile, anche per noi, anziché parlare di "Berlusconi" e di "comunisti"?
Aggiungo: esistono già i movimenti libertari, quelli a vario titolo di sinistra e di destra, quelli ispirati al pensiero sociale cattolico. Un movimento paulista è diverso da tutto questo?

L'altro giorno Francesco Rossi è intervenuto con alcune considerazioni molto interessanti, una parte mi sembra proprio azzeccata, è "metapolitica" direbbero gli intellettuali:

" (...) E' vero. Il movimento paulista NON PUO' essere catalogato come libertario. Lo stesso programma di RP non è "libertario" nel senso tradizionale del termine. E' un programma "coerente", di forte ispirazione "libertaria" ma di fatto "ibrido". Cos'è che tiene insieme tutto questo allora, cioè i vari punti del programma e i diversi tipi di elettori? E' detto nell'articolo sopra di Doug Wead: la verità. E se la verità l'ha fatto perdere dove ha perso, la verità gli ha anche consentito di arrivare dove è arrivato. C'è una gran sete di verità in politica, di eliminazione delle ipocrisie, dei politically correct, dei governi top-down. RP rispondeva e risponde in maniera politica ad un'esigenza che altrimenti s'incanalerebbe facilmente in quella che da noi viene, più o meno propriamente, definita anti-politica."

l'altra considerazione di Francesco, sottolinea che la politica di Ron Paul è un "tutto integro", dove la politica estera è correlata alla sua visione dell'economia, che, aggiungo io, in queste correlazioni pare avere il ruolo di snodo centrale:

(...) non possiamo dimenticare che il programma di RP è un "tutto integro". Mi spiego: la sua visione in economia è causa e conseguenza della sua visione in politica estera. Pure RP l'ha ripetuto fino alla nausea nei dibattiti. Per cui io elettore devo sapere che se lui vuole una certa politica estera è perchè vuole una certa politica economica e viceversa. Questo è al contempo un pregio e un limite, perchè se la coerenza conferisce valore al programma, dall'altro lato aliena i voti di coloro (la maggioranza) che non si identificano totalmente in un programma politico. (...)

Bene, visto che non possiamo prenotare il volo finchè non sappiamo la data della marcia su Washington, intanto discutiamo! ;-)

martedì 12 febbraio 2008

Ron Paul: la campagna non è finita!


Oggi si vota in Virginia, Maryland e Washington D.C.

E proprio oggi arriva un nuovo messaggio di Ron Paul che rilancia la sua campagna a lungo termine: "La campagna è in piena continuazione. Non è finita! Anche se ora dicono che c'è un "cosiddetto vincitore ", voi sapete che non è vero finché non è finita!"
In qualche modo Paul corregge il tiro rispetto al suo messaggio di venerdì, in cui ha dato l'impressione, oltre le sue stesse intenzioni, di tirare i remi in barca. Ma, come dice lui stesso "Tutt'a un tratto le cose cambiano! Non sappiamo che cosa accadrà - circolano un sacco di informazioni sugli altri due candidati, che potrebbero alterare definitivamente questa elezione”.
Ron Paul non è uno che di solito parla per allusioni: forse dalla sua posizione recepisce la turbolenza dello scenario: possibili ritiri, accordi, colpi di scena e colpi bassi che l'establishment vivrà al suo interno. Le stanze del potere vivono le loro ristrutturazioni, i loro traslochi, forse i loro sfratti senza preavviso.
Infine lancia al suo popolo l'idea di una grande “marcia” su Washington e attende dalla base i suggerimenti e le proposte organizzative: dev'essere un evento che non passi inosservato, anzi, fatto proprio per rompere il muro del silenzio intorno a lui e alla sua pacifica revolution. Da tenersi probabilmente a Giugno, per impressionare i media e tutta l'America. Ben coscienti che la conta dei numeri in quest'occasione può essere un successo e un rischio. Vedremo. Si profila quindi il nuovo grande evento paulista, per la prima volta lanciato ai grassroots dal leader in persona: una nuova avventura che terrà banco per molto tempo.

Primarie.

Oggi in palio nei tre stati ci sono 116 delegati, sono tutte primarie e quindi non ci dovrebbe essere la complessità di attribuzione dei delegati tipica dei caucus. Che invece sono sempre nel marasma. A volte sembra di essere una tifoseria repressa che sbraita sempre per il rigore non concesso ma i il “vizio” di non completare lo spoglio, la sera stessa del voto, i brogli, ora sono denunciati anche da Huckabee che manda i suoi avvocati a Seattle:

WASHINGTON (Reuters) - Il candidato repubblicano Mike Huckabee ha messo in dubbio gli esiti delle primarie nello stato di Washington avvenute lo scorso fine settimana, in cui è risultato secondo rispetto al suo avversario John McCain.
I legali di Huckabee stanno valutando tutte le possibilità che consentano di giungere a un pieno conteggio dei voti, dati i "risultati finali sospetti" della votazione.
"Vogliamo elezioni pulite, e non siamo sicuri di averle avute", ha detto Huckabee in un'intervista al "Today Show" della Nbc.
Secondo Huckebee, sarebbero stati contati solo l'87% dei voti, con 1.500 schede ancora da conteggiare. McCain superava al momento il suo avversario di soli 242 voti su circa 12.000.
"Chiederemo il pieno conteggio. Verificheremo cosa è successo... Sembrerebbe che arbitrariamente il capo del partito abbia pensato di poter vedere come stava andando l'elezione..." ha detto Huckabee alla Cnn.

La denuncia di HB è di ieri, oggi pare che il Gop ammetta "errori"...
Anche un osservatore professionista e neutrale, come il giornalista Marcello Foa, rispondendo ai commenti nel suo blog afferma: “ Riguardo la Louisiana la situazione è la seguente, a quanto sono riuscito ad appurare: gli exit polls davano McCain vincitore, lo scrutinio definitivo Ron Paul, ma i media hanno citato solo gli exit polls…”
Nonostante la loro importanza le primarie americane sono un'elezione indetta e curata da un partito, cioè un'associazione privata, anche se poi da qualche parte nelle leggi statali è conferito potere di controllo sul voto ad organi pubblici, come il Segretario di Stato...che curiosamente (l'ho già scritto ma voglio ripeterlo) proprio a Seattle ha fatto endorsement per McCain, come anche l'ha fatto il Procuratore Capo, il più alto magistrato dello Stato. Paese che vai, usanze che trovi...
In un simile contesto, come credere all'imparzialità di organi di partito addetti alla regolarità del voto?! E poi questi a chi si appellano? Al segretario di Stato e ai giudici che hanno indorsato McCain?! Ma andiamo!...
A proposito di appelli, la farsa della Louisiana (sono passati 20 giorni dal caucus) non è mica finita: qui è Ron Paul a muoversi. Se ne scrive su questo sito, che mi pare piuttosto accurato e pieno di dettagli, io traduco solo qualcosa:
“Tre reclami sono state depositati dalla campagna di Ron Paul verso il partito repubblicano della Louisiana.
Queste tre denunce potrebbero cambiare l'esito ufficiale del caucus in tempo per la convention dello Stato il 16 febbraio, oppure possono diventare la base per una causa, che potrebbe portare ad un ordine restrittivo per impedire al partito l'indizione della convention di Stato finché non sa assicurato il rispetto delle regole interne.
La campagna di Ron Paul ritiene che circa il 95% dei 650 voti espressi e tenuti in sospeso sono stati espressi da sostenitori di Ron Paul, e registrati tutti come repubblicani, al momento della scadenza del partito, il 30 novembre.”
Per la ricostruzione delle irregolarità in Louisiana secondo la campagna di Ron Paul, rimando a questo nostro post.
Insieme a questi ladri di polli riciclati in politica, non dimentichiamo il coté evoluto: il voto elettronico con il suo software manipolabile senza lasciar traccia: è l'altra faccia del vote-fraud, che rende gli Usa gli insuperabili technologic states of bananas.

Nella mia testa come nei forum paulisti, regna la confusione nell'interpretare le attribuzioni del delegati, la loro libertà o meno di cambiare candidato in sede di convention, statale e nazionale.
Per fortuna che c'è Gerontion: è molto preciso e interviene spesso a dipanare il garbuglio e per sottolineare le imprecisioni di conteggio. Su Italian bloggers for Ron Paul ha fatto questo riepilogo della situazione e delle procedure: la sua analisi tattico-politica è molto condivisibile, e ricrea una sana positiva ansia sull'esito delle convention. Per i numeri e per le regole ci fidiamo ciecamente di lui, che scrive:


(...) a fronte di tutto ciò c'è poi da chiarire un punto fondamentale: nella più grande democrazia del pianeta, la decisione del candidato a presidente non spetta al popolo sovrano! Il circo mediatico attorno alle primarie è appunto solo questo, tuttavia sono i delegati a decidere la nomination del GOP e la loro scelta non ha quasi alcun legame con i milioni di voti che gli americani hanno effettuato e continueranno a fare fino a Settembre.
Alla convention in Minnesota, per vincere la candidatura, servono i voti di almeno 1191 delegati; in più il nome da mettere al ballot deve essere assicurato prima dalla maggioranza dei delegati provenienti da almeno 5 stati diversi.
I delegati totali sono 2380 e di questi 651 sono del tutto liberi di votare per chi diavolo pare loro fin dal primo voto; dei restanti delegati solo 463 sono legati al loro candidato per tutta la durata della convention, mentre 565 sono legati solo nel primo voto, ma se nessuno dei candidati ottiene la maggioranza prescritta si dovrà continuare a votare e l'obbligo di voto svanisce. Altri 383 delegati sono "bound" nei primi due voti e altri 318 fino al terzo voto. A questi numeri totali vanno aggiunti i delegati da Ohio, stato di Washington, North Carolina a Virgin Islands che sono legati "soltanto" da un obbligo morale di tipo ufficioso.
E a questi numeri che bisogna fare riferimento e non alle percentuali della Fox o della CNN dopo ogni voto. E con questi numeri McCain, a meno di un accordo tale da riuscire a tenere assieme i big che hanno lasciato per poi tentare di convincere i delegati "liberi" a votarlo al primo voto utile, è ancora molto lontano dalla nomination.
Per questo ritengo che Ron Paul debba continuare a lottare nelle fila repubblicane, continuare a raccogliere delegati, che al momento sono sopra i 40, e spendere i soldi rimasti facendo le pulci a McCain e Huckabee, e puntare ad arrivare alla convention con un discreto nuemero di delegati dalla sua e con il resto del repubblicani divisi e poi lì cercare di farsi strada nell'incertezza; si tratterà di un'altra "mini" ma importantissima campagna elettorale, in realtà l'unica vera campagna elettorale, ma bisogna arrivarci e ci si arriva bene solo continuando la strategia di logoramento delegato su delegato, caucus su caucus, dollaro su dollaro. E' già successo una volta che un underdog arrivasse alla convention repubblicana già decisa e che poi, sfruttando i complessi meccanismi di voto e le divisioni personali e politiche degli avversari, uscisse dalla convention come candidato presidente: si chiamava Abraham Lincoln.

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Ecco il primo video originale creato in Italia per Ron Paul: il "regista" è Mirko, che ringraziamo commossi!

RON PAUL, MI FIDO DI TE!